Civita Castellana e la Sagra della Pecora: la cucina torna in piazza
di Giano di Vico — 2026-07-14

Ci sono feste che non hanno bisogno di diventare eleganti per essere importanti. Anzi: la loro forza sta proprio nel restare vicine alla terra, alla brace, alle tavolate, alla piazza che si riempie senza troppe cerimonie.
La Sagra della Pecora di Civita Castellana appartiene a questa famiglia di eventi: popolari, diretti, comunitari. Il tipo di appuntamento che non va raccontato con il linguaggio patinato del turismo veloce, ma con rispetto. Perché dietro un piatto, spesso, c'è molto più di una ricetta.
Civita Castellana è una città stratificata, ruvida e potente. Ha pietra, forre, memoria falisca, artigianato, storia religiosa e vita quotidiana. In questo contesto, una sagra gastronomica non è un dettaglio laterale: è una delle forme con cui il territorio continua a riconoscersi.
La pecora, nella cucina dell'Italia centrale, porta con sé un mondo pastorale fatto di economie antiche, campagne, feste stagionali, famiglie, mani esperte. Non è una moda. È un sapore che viene da lontano, e proprio per questo chiede di essere raccontato senza travestimenti.
Un evento così interessa Viterbolandia perché restituisce una Tuscia concreta: non solo palazzi e panorami, ma tavole, fuochi, conversazioni, volontari, ricette, odori forti e memoria condivisa.
La piazza, nelle sagre vere, non è scenografia. È il centro operativo della comunità. È il luogo dove il borgo o la città si fanno corpo unico, dove chi arriva da fuori può capire qualcosa senza bisogno di troppe spiegazioni.
La Sagra della Pecora va quindi letta come una finestra sulla Tuscia popolare: quella che non chiede di essere fotografata per forza, ma di essere capita. Magari sedendosi, ascoltando, assaggiando.
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