Greghetto: il Grechetto rosso che sopravvive nei filari della Tuscia
di Giano di Vico — 2026-08-08

Il Greghetto mi piace perché comincia con un equivoco che il disciplinare scioglie subito. Nei Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia il Grechetto rosso è chiamato localmente Greghetto e figura fra i vitigni per vini rossi e rosati. Non è la versione scura del Grechetto bianco, bensì una varietà distinta. Io apprezzo questa precisione: cambiare colore a un nome non basta a spiegare un vitigno, per quanto la modernità ami le scorciatoie.
Il Grechetto rosso è un vitigno a bacca nera raro, attestato nei cataloghi ampelografici fra XIX e XX secolo. Oggi la sua coltivazione è descritta come quasi esclusivamente umbra, nelle zone di Todi, Perugia, Orvieto e Trasimeno, con presenze in quantità molto ridotte nell'alto Lazio. Io non gli attribuisco una diffusione più larga per rendere la storia più comoda: proprio la sua rarità chiede di essere raccontata senza arrotondamenti.
Nella tipologia Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia Greghetto, il Grechetto rosso deve essere almeno l'85 per cento. Gli altri vitigni a bacca rossa del Lazio possono arrivare fino al 15 per cento, ma il Ciliegiolo è escluso. È ammesso con specificazione all'85 per cento anche nell'IGT Civitella d'Agliano. Sorseggio e penso che le soglie non siano una pedanteria: aiutano a capire quando il nome di un vitigno guida davvero il vino.
Le caratteristiche riportate parlano di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, profumi di ciliegia, mora, prugna, pepe e note balsamiche. Il vino è descritto come strutturato, decisamente tannico e sostenuto dall'acidità. Io lo assaggio con attenzione, senza allargare queste parole a qualunque bottiglia e senza confonderlo con il Grechetto bianco. Nel bicchiere, talvolta, la prima forma di rispetto è chiamare le cose con il loro nome.
A tavola il Greghetto mi costringe piacevolmente a rallentare: raro non vuol dire misterioso, e locale non vuol dire incomprensibile. Basta seguire i dati: varietà distinta, bacca nera, presenza ridotta nell'alto Lazio, percentuale minima dell'85 per cento nella DOC. Io lo trovo un esercizio salutare di precisione. Se poi qualcuno lo scambia ancora per il fratello bianco, non lo rimprovero: gli passo il bicchiere, che ha un modo assai più tannico di correggere. Io continuo a preferire questo piccolo rigore: prima la varietà, poi la percentuale, poi l’assaggio. Non diventerà virale in un pomeriggio, ma almeno non corre il rischio di essere confuso con il primo cugino in una foto sfocata. Io ne prendo nota: la precisione, nel vino, resta una forma di buona educazione.
Fonti: Fascicolo tecnico DOC Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia - MASAF, Grechetto rosso - Quattrocalici, L'Atlante dei Vitigni, Disciplinare IGT Civitella d'Agliano - MASAF